Intervista a Milu Correch

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-INTERVISTA A MILU CORRECH-

 

L’artista argentina Milu Correch è la sesta protagonista del festival Bag Out. L’abbiamo incontrata in un pomeriggio assolato ai piedi del suo murale al villaggio La Stampa, per conoscerla meglio e fare quattro chiacchiere sulla sua opera e sui giorni trascorsi a Lioni in occasione della Biennale.

Ciao Milu! Ti va di raccontarci un po’ della tua esperienza al Bag Out? Come hai trascorso questi giorni?

Bene credo sia la parola giusta. Adesso sono un po’ stanca perché sono alla tappa finale di un lungo viaggio, ma sono stata davvero bene.

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 Ti va di parlarci del tuo lavoro? Quali sono state le tue ispirazioni? Com’è nata l’idea?

Inizialmente volevo dipingere un anziano e una ceramica con un leone rotta, una simbologia del terremoto, però quando sono arrivata ho visto che era un soggetto già presente negli altri murales e così ho deciso di cambiare. Forse c’era bisogno di un’altra immagine. Quello che ho dipinto è in relazione con il terremoto, ma in maniera più indiretta, ognuno può cercare e trovare una propria interpretazione.

Cosa ne pensi di Lioni, ti ha colpito come cittadina? Ti piace? Sei riuscita a stabilire un rapporto con le persone del posto?

Sì, questo è il mio quarto giorno qui, ho lavorato tanto e purtroppo non ho avuto moltissimo tempo per guardarmi intorno però l’impressione è molto positiva.

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Raccontaci un episodio particolare.

Ho mangiato troppe insalate e ho sentito tutti i giorni nella stessa macchina la stessa canzone degli strokes! Un appuntamento fisso!

Tu hai lavorato in moltissimi festival di urban art in italia, in Europa, nel mondo. Quali differenze hai trovato fra l’estero e l’Italia nella gestione dei festival, nel concetto che c’è alla base?

Trovo che l’Italia sia simile al mio Paese come approccio, anche se in Argentina non abbiamo questo tipo di festival, qui c’è più disponibilità economica per organizzarli. La differenza è più sull’aspetto personale; in altri posti c’è più distacco, mentre, qui in Italia, mangi con la nonna, sei sempre accolto, l’organizzazione è molto presente, ha un approccio familiare. In altri posti magari l’organizzazione è più precisa, ma può succedere che manchi il calore umano. Questo in via generale, poi ogni esperienza è diversa.

 

Hai iniziato a dipingere murales qualche anno fa, qual è l’aspetto che ti piace di più?

Probabilmente il contatto con le persone. Nella strada c’è la massa, il popolo, non c’è nessun filtro, questo aspetto mi piace molto. E’ tutto disponibile: il bene e il male, senza filtro.

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Hai dipinto anche in maniera non autorizzata?

Direi di no, perché in Argentina non è illegale dipingere in strada senza permesso.

C’è più libertà da questo punto di vista?

La legge non è bianca o nera, qui siamo in una zona grigia: non è né illegale né legale, è legittimo. A me, ad esempio, capita di dipingere di giorno o per più giorni, quindi …

Cosa porti con te dell’Argentina?

Tutto!Io SONO argentina! Più vengo in Europa e più mi sento argentina. Quando una persona viaggia, dà più valore alla propria cultura, al suo luogo di origine. Qui al Sud Italia mi sento più a mio agio rispetto ad altri posti, se posso, quando vengo in Europa, cerco di venire al Sud Italia perché la sento più vicina, mi posso rilassare, non devo pensare a tutta la “traduzione” culturale che devo fare per comunicare.

Le tue opere sono spesso ispirate a temi mitologici, a simbologie. Sei spesso anche ironica…ti va di parlarci del tuo universo artistico?

Tutto il mito, la simbologia sono in realtà storie. Cerco di non fare un muro “chiuso”. Mi ricordo che una volta ad Amsterdam, dove avevo dipinto un murale, un ragazzo mi chiese: “qual è la storia di questo murale?” e non “che significa?” che è invece una domanda che mi fanno spesso. Sono rimasta colpita, perché era la domanda giusta, perché c’è sempre una storia più che una simbologia che ognuno può cercare e magari trovare.

Ultima domanda: cosa rappresenta il logo che accompagna la tua firma?

E’ una maschera, mi piace moltissimo come oggetto perché può celare diverse cose.

Grazie mille, Milu!

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                                                                                                                          Federica Belmonte

 

ENGLISH VERSION

-INTERVIEW WITH MILU CORRECH-

The Argentine Milu Correch is the sixth artist of the festival Bag Out . We met on a sunny afternoon at the foot of his mural at the village La Stampa in Lioni, to know her better and have a chat about her work and the days spent in Lioni during the Biennale.

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Hi Milu! Let’s talk about your experience at Bag Out

I was very fine. Now I’m a little bit tired because this is the final step of a long trip, but I felt very good!

What about your mural? What were your inspirations, your ideas?

I initially wanted to paint an old man with a broken pot decorated with lions, a symbol related to earthquake. But, when I arrived in Lioni, I discovered that was a subject already done, so I decided to change image. Also the new idea is related to earthquake, but not so directly, anyone can search for and find their own interpretation.

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What are your impressions about Lioni and locals?

This is my fourth day here, I worked very hard during these days and I haven’t had so much time, but my impression is very positive! I was fine.

Tell us a particular episode happened in these days. I ate too many salads!(LOL) Ah, I listened every day the same song of Strokes in the same car! It was funny!

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You worked in a lot of urban art festival in Italy, in Europe, in the world. What differences have you found between foreign countries and Italy about festival management, the concept that ‘s behind ? I find that Italy is similar to my country as an approach, although in Argentina we don’t have this kind of festivals, there are not a lot of money to organize them. The difference is more on the human aspect; in other places there is more detachment, while here in Italy, the artist eat with old locals , you are always welcomed, the organization is very present and has a familiar approach. In other places maybe the organization is more accurate, but it can happen that lacks human warmth. This in general terms, but every experience is different.

 

What aspect do you prefer about making art in street?

Probably get in touch with people. There are no filter in the street: you can find good and evil. The street is people, the mass and I like it.

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Did you paint unauthorized?

Mmm no, in Argentina it’s not illegal to paint in the street without permission.

There is more freedom from this point of view? Law is not black or white: murals are in a grey area, they are neither illegal nor legal, they are legitimate. I paint during the day or for several days, so…

 

What do you take with you of your Argentine origins?

Everything! I AM argentine! Each time I come to Europe I feel more argentine. When you travel a lot, you most value your roots, your culture. In the South Italy I feel at home compared to other places. When I’m in Europe I always try to come in South Italy, because I feel relaxed and also communication is easier for me.

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Myths, symbols, irony are elements present in your work. Do you want to tell us something about your artistic researche?

Myths, symbols are stories.  I was in Amsterdam when a boy asked me: “What about the story of the mural?” and not “What does it mean?”. I thinked that was the right question, because there is always a story more than a symbology, and anyone can search for and find it.

Last questions: what does represent your logo?

I’s a mask, I like this object because can hide several things.

 

Thank you very much, Milu!

 

 

 

 

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